IL BIANCO NONNINO

Sabato. Estate. Sono dietro casa che sto prendendo il sole e, oltre alla mia cagnolina cagacazz c’è lui, l’immancabile cellulare che, percaritàdidio, speriamo non mi rubi mai nessuno!
Mi spargo un po’ di crema, mi metto comoda ed attendo di diventare fuxia controllando su Facebook le richieste di amicizia in sospeso.
Tra 347 facce losche, circa 200 Esposto, qualche tunisino e un fratelloafrica, vedo lui, foto del profilo veramente singolare, noto subito che è abbastanza maturo, ma è un bel nonnino sorridente, con una nuvola di capelli bianchi!
Accetto… del resto… quanto mai potrà essere pericoloso un bianco nonnino? (questa frase credo di essermela già detta… mah…).
E di nuovo, appena accettata la richiesta, arriva il messaggio.
Il nonnino mi chiede se mi piace l’arte… certo che sì!
Mi chiede se sono una tipa curiosa… certo che sì!
Mi invita a vedere un posto pieno di opere d’arte.
Accetto? Certo che si!
L’appuntamento è fissato per il giorno dopo, domenica mattina, verso le 10, così ho tutto il tempo di alzarmi, fare colazione ed andare in questo luogo artisticoso.
Sabato sera racconto alle mie amiche cosa avrei avuto in programma il giorno seguente:
“Cocche, un tipo che non conosco, un bianco nonnino, mi ha invitata domani a vedere una specie di galleria d’arte, mi sa che vado!”
“Ma dove lo hai conosciuto?”
“Su Facebook, ovvio!”
“Ma hai intenzione di andare veramente?”
“Si, certo!”
“Ma chi è sto tipo?”
“In realtà non lo so. Credo che sia una specie di guardiano di un museo, magari è a caccia di visitatori”
“Te sei suonata! Quindi non vieni a ballare stasera?”
“No, dai…ormai gli ho detto che vado. Se vengo con voi poi si fa tardi!”
“Ciccia, ma sei veramente sicura di volerci andare dal bianco nonnino?”
“Si si, dai…non fatemi venire le paranoie! Anzi, perché non venite anche voi? Alla fine l’arte è una bella cosa!”
“No, grazie. Però tienici aggiornate sulla mostra!”.
 

Il castello delle meraviglie

 

 

E’ domenica, suona la sveglia, porcatroia, mi ero scordata di dover andare dal bianco nonnino, quindi mi alzo e inizio a prepararmi di corsa.
Infilo un abito nero, lungo, ma molto leggero, zeppe oro effetto ricchezza, e mi metto un braccialettino comperato in una nota catena di gioiellerie.
Penso: “Magari è un posto dove ci saranno tante signorotte tutte intonacate, devo comportarmi bene e far finta che sto in mezzo alle opere d’arte dalla mattina alla sera”.
Parto con la mia super car!
L’appuntamento è davanti ad una stazione non lontana dalla città in cui vivo.
Lungo la strada mi viene in mente che ho il portafoglio semivuoto:
Cazz….è tardi, ma mica posso andare a sta mostra/museo senza una lira, ci sarà un biglietto da pagare, o magari sto tizio vende qualche gadget carino…bisogna che prelevo qualcosa!”
Mi fermo al primo bancomat e tiro giù un cinquantino.
Risalgo in macchina e via, verso la stazione.
Becco un gran traffico “E muoviti, coglioneeeee!” e, puntualmente, arrivo in ritardo.
Eccomi alla stazione, non so esattamente chi o cosa aspettarmi, non so neanche che macchina abbia il bianco nonnino, così decido di accostarmi a chiunque fosse parcheggiato nella zona, sperando di intravedere la nuvola capellosa.
Ad un certo punto vedo un macchinone fuoriditesta, e fuoridallestrisce, e l’istinto mi dice…”vai, quello è il tuo nonnino”.
Mi avvicino, abbasso il finestrino, lo vedo: ha una cofana di capelli spaventosa, una faccia simpaticissima, un’aria troppo mansueta, è lui!

E’ lui!

 
“Ehi ciao, seguimi!”
Mi dice il bianco nonnino…così metto la prima e parto, dietro di lui.
Alla faccia del nonnino, questo è passato dalla prima alla quarta in 5 secondi, sto super macchinone è potente!
E, comunque, bella macchina per essere un custode!
Facciamo un breve tratto di strada, poi lui gira a destra, si infila in un parcheggio, prende un’altra strada, si immette in una via alberata, ed arriviamo di fronte ad un cancello di ferro alto, come minimo, duemila metri!
Lo apre, ed entriamo.
Il cancello di duemila metri si richiude dietro di me.
Inizio a pensare di aver fatto una gran cazzata.
Lui parcheggia la sua astronave in una rientranza, io metto la mia coccinellina di fianco alla sua, prendo la mia borsa ed esco dalla macchina.
Straminchia, ma sto castello dove si nascondeva? Possibile che non lo abbia mai visto prima?
“Benvenuta!”
Il bianco nonnino mi si avvicina con un sorriso immenso e mi abbraccia.
“Cavolo, bel posto” faccio io.
E lui “Quando ho acquistato questo castello ho dovuto fare una bella ristrutturazione”.
Acquistato? Da quando i custodi acquistano castelli?
“Vedi queste colonne? Sono del XVI secolo, erano tutte devastate. Ti piacciono i parchi? Ora ti porto a far vedere il mio giardino!”.
Mio?? Ma allora sto castello megatomicamentefotonico è suo??
“Si, certo…mi piacciono i parchi”.
“Perfetto! Allora entriamo!”
Il bianco nonnino prende le chiavi per aprire il cancello e portarmi in questo giardino.
Avete presente Mary Poppins? In sostanza accade una cosa simile: il bianco nonnino estrae dalla tasca una chiave che sembrava non finire più, in ferro battuto, enorme, ma dove cazzzzz… la nascondeva?
Così infila la chiave nella serratura aiutandosi con le due mani…crack, crack…il cancello è aperto!
“Entra pure”.
 

Entra pure.

 
Che meraviglia! Un immenso spazio verde, erba appena tagliata, farfalle, elfi, gnomi…mi sembra di essere appena entrata nel mondo delle meraviglie.
E, al centro del parco, c’è una scultura in vetro.
“Vai, mettiti dentro la scultura, ti faccio una foto”.
Dentro la scultura? Come minimo spacco qualcosa.
Ah nonno, ma sei sicuro di cosa stai dicendo? Mi chiamavano la scassatutto, figurati cosa rimarrà di questa scultura tra poco!
Ed invece, grazie a Dio, tutto intatto, non rompo niente ed il bianco nonnino mi immortala in questa posa molto plastica mentre sto pregando il signore di non inciampare!
“Ora ti faccio ammirare questa fontana. Le conchiglie che vedi sono del XV secolo. Arrampicati che ti faccio altre foto!”.
Nonno, porcatroia, con la scultura è andata bene, ma te proprio vuoi che ti anniento la casa!
Eh si, casa…parlando scopro che questa è solo una delle tante residenze di White Grandpa.
“Vieni, ora ti mostro la cappella”
Ecco, brutto porco, ci risiamo, dovevo capirlo che pure questo era uno schifoso maniac….ah no, vuole farmi vedere una chiesa, sconsacrata…
“Vedi questa scultura? L’ho realizzata qualche anno fa per un tale, molto famoso…”
“Ma scusa la domanda…tu sei una specie di artista?”
“In realtà no, o meglio…hai presente l’azienda XXXXXXXXX? E’ la mia!”
Ragazzi, non posso dirvi il nome dell’azienda, sappiate solo che il bianco nonnino, nonché custode, è uno dei personaggi più ricchi del mondo! No, va beh…del mondo no, ma quasi.
Dopo la visita della cappella e la mia notevole figura di miurd nel non aver capito chi fosse costui, bastava sgoogolare un po’, entriamo nel cuore del castello.

Il cuore del castello.

 
Mi mostra le vere opere d’arte, ovvero ciò che realizza la sua azienda!
Ora, non vi descriverò cosa ho visto, ma vi dico solo che ero estasiata, incantata, ammaliata, innamorata, frittata…che splendore!!!!
Giriamo un pezzetto dentro queste stanze, fino a che, ad un certo punto, il bianco nonnino mi fa entrare dentro un vecchissimo ascensore.
E, dentro questo stretto ambiente, vedo il suo cespuglio bianco avvicinarsi verso di me..le sue labbra si inchiodano contro le mia, mi bacia!
Io rimango un po’ frastornata, tanta bellezza mi aveva lasciato senza parole, così rimango immobile ed imbambolata, insomma, un’imbaboloide!
Usciamo dall’ascensore e White Grandpa mi prende per mano.
Percorriamo il resto delle stanze come due innamoratini, ed io, ripeto, mi sento con la testa tonta, quasi dissociata dalla realtà.
Percorriamo un lungo corridoio, poi il bianco nonnino decide di portarmi in una stanza segreta, nascosta dietro ad una porta invisibile, piccolissima
“Ma riusciremo ad entrare da questa porta minuscola?”
“Certo, Alice mangia questo funghetto…”
Scherzo, quella era Alice nel paese delle meraviglie..però, come lei, un po’ mi sono sentita catapultata in una realtà parallela!
Entriamo nella stanzina e qui vi sono custoditi documenti, volumi, pergamene di inestimabile valore!
“Ora ti faccio un regalo!”
Bianco nonnino estrae da un cassetto una pergamena arrotolata e me la porge.
“Questa cerca di non rovinarla, sai, vale qualcosina”.
Non oso chiedere, non oso pensare, prendo la pergamena quasi con paura e penso
“Ma io non mi merito questo regalo, pensavo di andare in visita in un museo, ho pure prelevato per pagare il biglietto, e questo mi fa sto regalo…che tonta!”
Usciamo dalla stanza delle pergamene e torniamo in mezzo all’arte!
Passeggiamo un po’, poi, quasi il bianco nonnino si fosse trasformato in karate kid, mi ritrovo a terra, con lui stretto di fianco. Delle strane gocce bagnano il mio viso…penso…”Piove?”. Beh, no…è nonnibus che sta grondando, è bagnatissimo e il suo sudore mi sta cadendo addosso.
Devo dire la verità, ho pensato che mi avrebbe fatto qualcosa di strano o che gli sarebbe venuto un infarto…ed invece no, il bianco nonnino è dolcissimo, mi stringe forte, mi bacia le guance, mi fa quasi commuovere.
Ci rialziamo da terra, è ora di tornare a casa per il pranzo della domenica.
Usciamo dal castello, ci dirigiamo verso la macchina e ci salutiamo.
Se ora non avessi la pergamena da 100.000 dollari appiccicata in un muro della camera mi verrebbe da pensare che si sia trattato di un sogno, ed invece è successo tutto sul serio.
Che storia!

 

Post Your Comment Here

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *