il parrucchiere, il bagno, la russa e la bellona

IL PARRUCCHIERE, IL BAGNO, LA RUSSA E LA BELLONA.

Devo raccontarvi un casino di coseeeeeeeeeeeeeeeeeee!! Da dove parto? Mmmmmm…vediamo…negli ultimi mesi ho combinato danni in Italia, in Africa, mi sono innamorata, sono stata scaricata, sono stata legata, diciamo che non ho avuto esattamente una vita tranquilla 🙂

Ma, prima di iniziare, voglio confidarvi una cosa: sono un’ex cessa!

Mi spiego meglio, non che io ora sia una delle sette meraviglie del mondo, ma quando ero piccola ero veramente una chiavica! Capelli indomabili, inqualificabili, indescrivibili; ciccia lardellosa cadente, avevo una cosa come tre panze ed un doppio mento vomitoso.

Grazie a Dio niente barba, lì mi sono salvata, ma io e Monica Bellucci eravamo veramente due esseri provenienti da mondi opposti.

Poi, con il tempo, grazie alla piastra (la mia migliore amica), alla palestra, a qualche digiuno, a creme da 800.000 dollari, alla mia inseparabile matita nera, al laser per la peluria e a qualche tatuaggino, devo dire che la situazione è cambiata. Ma, soprattutto, mi è cambiata la testa.

Quando da piccola sei presa di mira dai bulletti, torni a casa, ti guardi e un po’ ti disprezzi, mangi e subito ti tocchi la pancia pensando che hai esagerato, poi osservi le altre ragazze, quelle belle, quelle che hanno tutta la scuola che sbava dietro di loro e pensi che non sarai mai così, insomma…quando in una scala da 1 a 10 l’autostima la piazzi a -20, è leggermente difficile confrontarti con il mondo esterno, soprattutto con il genere maschile.

Quando, invece, inizi a percepire che gli uomini ti guardano diversamente, che rimorchi anche di giorno e pure in palestra, allora il mondo ti sorride ed inizia la festa!

E se poi capisci che a certi masculi basta poco, ma veramente poco per andare su di giri, the power of love ti fa na pippa!

Però quella quattordicenne complessata ancora un po’ vive dentro di te ed ogni tanto esce fuori.

Oh, sia chiaro, non sto dicendo ste cose per farvi deprimere, solo che ho capito, alla simpatica età di 36 anni, che certi “traumi” uno se li porterà sempre dietro.

E infatti….

CI MANCAVA TINDER

Visto che non ci piace una vita tranquilla e che una come me è quasi obbligata a ficcarsi sempre in situazioni del cacchio, che bellissima idea mi è venuta in mente?

Ovvio, scaricare l’ennesima APP per chattare, anzi, per andare a caccia di nuovi pervertiti e cosa c’è di meglio di Tinder? Niente, fidatevi…se cercate avventure alternative sicuramente lì troverete pane per i vostri dentuzzi.

E, oltre al pane, si trovano anche tanti salami e, se proprio devo essere sincera, dopo essermi iscritta…c’ho dato che c’ho dato.

Il meccanismo è molto semplice: si inseriscono due parametri in croce: km entro i quali andare a “pesca” e range d’età, giusto per darsi un barlume di limite.

Si inseriscono foto (una, due, xmila), nome (anche finto), età e occupazione (non obbligatoria, il democratico Tinder fa trombare anche i disoccupati).

Dopo di che inizia il gioco: vengono proposte carrellate di manzi: Max, 40 medico; Luca 28 meccanico; Franco 52 Manager…e così via. Se il minotauro piace si scorre la foto verso destra, se la scimmia fa caccare ai polli si scorre verso sinistra. Poi ci sono i super like, ma non ci complichiamo la vita!

In pochi mesi di perlustrazione ho conosciuto un pilota microdotato, alcuni imprenditori abbastanza decenti, un farmacista oscenissimo, uno scozzese (che è venuto all’appuntamento con kilt e senza mutande), un mezzo feticista ed un parrucchiere…e qui casca l’asinella (cioè, io!).

IL PARRUCCHIERE SICULO

In un sabato di cazzeggio totale, mi appare su tinderozzo la foto di questo australopiteco: capello lungo castano, tatuaggi sulle mani (che, in realtà, odio, ma a lui stavano bene), piercing storto sopra la radice del naso e sguardo da incantato. Decido di scorrere verso destra, giusto per discorrere con qualcuno.

Vaffanculo a me!

Iniziamo la conversazione e già litighiamo dopo due secondi, ma andiamo avanti per qualche giorno. Ci scambiamo il numero di telefono e decidiamo di vederci.

Ci incontriamo nella cittadina in cui lui si è trasferito dalla calda Sicilia e, appena lo vedo…sbam, colpo di fulmine! Anche se ha una storia triste, tipo scappato di casa a 0,5 anni, vive in un monolocale e non so come se la stia passando, lo guardo e mi sciolgo, mi guarda e mi sciolgo, anche la sua voce oggettivamente fastidiosa e quell’accento strano antisalviniano mi fanno sciogliere!

Insomma, beviamo un vino rosso, finiamo da lui, mi partono i vestiti, facciamo i numeri cinesi nel suo letto, riprendo la macchina per tornare a casa e…olalà…ho gli occhi a forma di cuore. E penso “Giuro che quando sarò ricca e famosa, lui sarà il re di Bel Air, non gli farò mancare niente, gli darò tutto ciò di cui possa avere bisogno”.

Ci risentiamo, ci rivediamo, rifacciamo un sesso galattico, si…è lui lo stronzetto che vorrei avere al mio fianco!

Ma sapete perché voglio lui? Perché mi ricorda troppo quei bulletti che mi prendevano in giro alle medie, quei tipi che non mi avrebbero MAI scelta, che si sarebbero sparati piuttosto che farsi un limone con me!

Comunque, ci rivediamo altre volte fino a che decidiamo di passare assieme una domenica dalla C di colazione fino alla C di cena, compresa nel mezzo la C di calcio, perché lo porto a vedere la partita di una squadra locale.

LA FINE ARGENTINA

La giornata scorre DA DIO! Sono veramente al settimo cielo, mai passate così tante ore con un ragazzo, sentendomi stra bene, oltretutto!

Ridiamo, ci punzecchiamo, mangiamo e beviamo, forse troppo. Facciamo l’aperitivo, andiamo a pranzo, facciamo un altro aperitivo, andiamo alla partita, andiamo a comperare un carica batterie, poi andiamo a cena in un ristorante argentino, dove purtroppo sono rimasti i pezzi sanguinanti del mio povero cuore.

Ordiniamo altro vino, mangiamo e poi, non so per qualche porcavaccatroia di motivo maledetto, lui ha la brillante idea di farmi una domanda:

“Ma con te, in giro, al lavoro, ci prova mai nessuno?”

Ed io ho la porcavaccatroia bellissima idea di rispondere:

“Beh, si…non dico quotidianamente, ma capita”.

Fulmini, tuoni, saette…l’aria diventa irrespirabile, le fiamme dell’inferno si accendono, le mucche argentine escono dalla cucina e devastano il ristorante…lui si è visibilmente agitato e dalla sua bocca escono 8 tragiche parole:

“Non posso dirti niente, perché noi SIAMO NIENTE”!

Voglio morireeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!! Voglio piangereeeeeeeeeeeeeeeeeee!! Voglio sprofondare in un oceano di plancton e finire nella bocca della balena insieme a Pinocchio e Geppetto!!! Mai parole più tristi mi furono rivolte, mai tristezza più oscura riempii il mio cuore, mai lacrime così bagnate riempirono i miei occhi!

NOI SIAMO NIENTE

SIAMO NIENTE

NIENTE

Niente. Mi incazzo come una bestia, lui esce a fumare, io pago, esco, lui mi segue, saliamo in macchina e lo porto a casa. Fine dei giochi. Fine dell’amore. Fine del niente.

Da quel giorno le cose si trasformano, cambiano gli atteggiamenti, le parole, le fantasie, i sogni.

Ci rivediamo una sola ed unica volta, quasi come fosse un addio, facciamo il più bel sesso della mia vita e poi stop.

Non ci siamo più rivisti.

IL BAGNO, LA RUSSA E LA BELLONA

Passano i giorni, ormai stiamo ore ed ore ed ore senza mandarci neanche una faccina su whatsapp, o uazap come scrivono i più colti, e io sto di feccia.

Raga, ve lo posso dire: sto veramente come un cane!

Ho capito quanto è brutto desiderare una persona, ma non poterla avere, ho capito quanto cavolo fa male quando non vieni apprezzato per quello che sei, per quello che potresti dare o fare e, un po’, torna fuori la quattordicenne cofana di cui parlavamo prima.

Incertezze, smarrimento, ho fatto na testa così alla mia povera amica Valeria:

“Non mi vorrà più nessuno”, “Nessuno mi piacerà più così tanto”, “Forse non sono abbastanza”!

E nonostante la Vale abbia passato ore a ripetermi che sono una brutta cogliona e si sia bevuta almeno 10 litri di vino per cercare di sopportarmi, io proprio non riesco ad ascoltare le sue parole.

“Tesoro – mi dice – tu non sei sbagliata, è solo che lui non era predisposto come te. Lui probabilmente voleva altro, rispetto a ciò che avevi in mente tu. Lui non era la persona giusta!”.

So che la Santa Vale ha ragione, ma oh..non mi ci entra nella testa…e passo settimane tristissime.

Fino a che arriva un venerdì e decido, assieme alla Vale e ad un mio amicissimissimo di andare a cena e fare una mega serata cuccante!

Mangiamo da dio, beviamo un vino rosso machetelodicoafare, poi andiamo a ballare.

Il locale, in effetti, non è un gran che, anzi…la gente e la musica, stranamente, fanno abbastanza schifo, ma noi prendiamo un drink e via…si vola.

Si vola così per dire, perché, ad un certo punto, io mi blocco: mi guardo intorno con la sobrietà di una depressa alticcia e vedo solo osceni uomini bavosi. Mi sono scordata di dirvi che prima di partire da casa per la mirabolante serata, avevo deciso di indossare un vestitino fantascellare, di quelli che la fantasia se la sognano.

Insomma…mostri di qua, musica oscena di là, pensieri parrucchierosi…scoppio a piangere!

Ma ecco che lui, il mio amicissimissimo (tvumdb) mi porge la sua spalla gigante e io piango quasi si fosse scatenata la terza guerra mondiale. Lacrime e rimmel, rimmel e lacrime, lacrime e basta, perché il rimmel rimane tutto nella maglia del mio amicissimissimo.

“Dai, calmati, vai in bagno, asciugati le lacrime e torna più bella di prima”.

Si amicissimissimo, hai ragione, vado in bagno a finire di smoccolare.

Entro nel cessroom, prendo un po’ di carta, mi pulisco il volto, mi guardo allo specchio e vedo di fronte a me solo una ragazza triste (e abbastanza ubriaca). E via riattacco a piangere.

Nel frattempo entrano ed escono diverse ragazze: urinano, si lavano le mani, si sistemano il rossetto, si strizzano l’occhio allo specchio, forse qualcuna mi guarda dall’altro in basso come per dire “Che povera sfigata” e mi sento ancora più invisibile, sola con la mia angoscia.

Ad un certo punto alzo la faccia dal fazzoletto pieno di muccichi e mi accorgo che c’è una donna che mi sta fissando. Non ha i tacchi, non ha il trucco, non ha l’abito elegante… è la russa che pulisce i bagni e mi sta guardando curiosa e compassionevole. C’è subito un’intesa, ci avviciniamo l’una verso l’altra, mi arriva alle ascelle, ma fa niente, ci abbracciamo! Lei in una mano ha ancora lo straccio, ma con l’altra mi accarezza i capelli!

Giuro che ad un certo punto non sapevo più neanche io per cosa stessi piangendo, se per il parrucchiere di sto cazz o per la dolcezza di questa donna sdentata.

Dopo qualche ettolitro di lacrime ci stacchiamo, ora sto meglio, ma nel frattempo entra l’ennesima figona, la bella ragazza che da piccola era desiderata da tutta la scuola. Mi guarda e mi dice:

“Ma sei scema che piangi?? Ma guarda che gambe che hai e che occhi! Ti sei messa un vestitino che io non posso indossare nemmeno in un’unghia e piangi?? Io ste gambe che ho le devo pagare, tu invece guardati. Chiunque sia a farti stare così mandalo a fanculo!

Non ho nessun vantaggio a dirti queste cose, non ti conosco e non ci rivedremo mai più, ma una con queste gambe non può piangere così”.

Ragazzi, non so come né perché, ma aveva ragione, la bellona mi ha risvegliata dalla crisi mistica.

Ed ho capito che anche le bellone hanno delle insicurezze, che sono umane, che hanno incredibilmente delle pippe mentali anche loro.

Insomma, questa esperienza mi ha fatta capire diverse cose:

  1. se un uomo non ti apprezza, mandalo a fanculo, non è l’uomo che va bene per te;
  2. le donne sono delle mamme, anche se alcune non tecnicamente, e il loro istinto saprà sempre quando dovrà entrare in gioco per aiutare gli altri;
  3. ho sbagliato, da piccola, ad odiare le bellone, perché anche loro hanno un cuore;
  4. ricche o povere, italiane o russe, tutte piangiamo, tutte ci abbracciamo, tutte ci uniamo se ne abbiamo bisogno;
  5. quando sarò ricca e famosa pagherò un bel paio di gambe nuove alla bellona e regalerò la serenità economica ed una dentiera nuova alla pulitrice dei bagni!

Post Your Comment Here

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *